giovedì 18 dicembre 2008

un cammino quotidiano


Il mio cammino di ricerca e di scoperta della tradizione e della spiritualità avaloniana e del culto alla dea Madre procede con fasi alterne, per ovvi motivi, la vita decide da sè i suoi tempi.
E mi sono ritrovata come una bambina a chiedermi, quasi ansiosa.. "Che devo fare?" o "Come, dove, quando, perchè?".
Sul sito bellissimo di Argante, Ynis Afallach Tuath, ho trovato una miniera di aiuti, persone in gamba e una seria volontà di crescere insieme rispettando la libertà e i tempi individuali.
Ma a volte la "frenesia" di sapere cosa fare e di volerlo fare mi riassale.
Immagino che sia il retaggio di una educazione ricevuta dove in materia di spiritualità si è più rigidi, schematici, dove l'improvvisazione viene vista con occhio benevolo in una limitatissima casistica...
A me non piace improvvisare. E' la mia natura.
Ma soffoco dentro schemi rigidi che devo assumere solo perchè "si fa così"... quanti bei pianti mi son fatta, quanti sensi di colpa... ti dicono che sei tu che ti fai degli scrupoli quando non dovresti averne, devi sentirti libera... e mi chiedo sempre io "Sì, ma di fare che?"... Si prega così, si fa questo e quello in questa occasione e via dicendo... Anche per questo, non solo per il modo "cinematografico" di intendere la scoperta e la sequela della Dea, non sono mai riuscita ad essere una wiccan, che tanto di moda va oggi con disastrose conseguenze nella vita delle persone che si fermano all'esteriorità e con il cumulo di scempiaggini che si trovano in rete.
Non posso proprio rimettermi in uno schematismo che impone nome, cognome e colore delle candele e loro disposizione, delle pietre e degli oggetti sull'altare.... per favore, no, almeno qui no.
Quando apro il cuore alla Madre e le parlo di me e parlo con lei?
Non mi aspetto di "prenderci il thè assieme", come qualcuno di cui mi raccontava Argante, facendomi ridere fino alle lacrime, non scherziamo.
Ma tenere cuore e mente sgombri dagli schematismi per lei questo sì.
Ed è già molto, molto difficile perché comunque c'è di base una impostazione pregressa che ostacola continuamente.
Ora come ora desidero camminare giorno dopo giorno, seguire il ciclo di guarigione nella tradizione avaloniana e crescere, comprendere, imparare, senza più sbandierare identità che non mi appartengono.
Fino alla scorsa estate potevo senza vergognarmi affermare di essere, o meglio di sentirmi una strega.
Ora non lo farei più. E' cambiato qualcosa in me.
La percezione di me stessa e degli altri.
Ora che comprendo sempre meglio chi sia la strega.
E non cerco di diventarlo. Non più di quanto cerchi di essere una delle "famigerate sacerdotesse di Avalon".
No, davvero.
Voglio solo progredire nel cammino, passo dopo passo, spogliandomi di tutte queste corazze che mi stanno uccidendo, che stanno uccidendo i miei rapporti con le persone che amo ammantandoli d'ansia continua, di timore di sbagliare e quindi di collera e di distacco laddove nel cuore crescono solo amore e tenerezza incapaci di giungere a riversarsi all'esterno, soffocati da un modo d'affrontare la vita che esige sempre e comunque la perfezione laddove non ce ne può essere.
E' anche la mia natura, sono un segno di terra, diffidente, ombroso, restio ad aprirsi, che non si relaziona facilmente con l'altro. Ma non può fermarmi questo quando vedo che mi fa star male o che è sbagliato.
Voglio tornare ad essere una bimba, nuda, semplice, immemore, capace però di sentire, assaporare, comprendere la vita e di impararne i segreti immutabili con saggezza antica.
Programmino niente male, eh? Mi ci vorranno dieci - mille vite?
Non importa, io sono qua.

E grazie ad Argante, alle sorelline della ML dello YAT, a Violet e a tutti coloro che ho trovato sul cammino e che mi hanno aiutata a crescere, anche se sono ancora all'inizio.

Ho un debito di riconoscenza con loro.

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