martedì 22 settembre 2015

Mabon, il risveglio della Madre

E' il suo passo che odo avvicinarsi.
E' il passo lieve e cadenzato di Colei che fu ed è ancora il grembo divino gravido pregno di vita,
l'Antica Madre,
sia benedetta,
che viene a riscuotere il suo ultimo raccolto prima del sonno quieto e anelato
in cui l'anima discenderà nel suo ventre caldo e oscuro
per affrontare il periodo di silenzio,
di attesa,
di rinascita e di risveglio,
la dolce necessaria quiete dell'apparente morte.

E' il suo canto che odo nell'aria,
Madre dai colori d'autunno
e dalle mani cariche di dolci succosi frutti dei boschi e dei campi.

E' il suo cuore che sento battere assieme al mio,
mio come quello di Mabon,
il figlio atteso dono del suo Benedetto grembo.

Benvenuto Equinozio,
notte uguale al giorno,
serena attesa benedizione del mio procedere quotidiano.

Prendimi tra le braccia,
Madre,
sono il tuo Mabon,
sono colei che ti cerca dal suo inizio
e che ti troverà alla sua fine,
che ti porta dentro di sè
che ti ama come la propria Anima.

Sii benedetta Antica Madre.
Possa la tua luce tornare a splendere nel mondo.


giovedì 3 settembre 2015

C'è stato un tempo

C'è stato un tempo in cui la Donna camminava liberamente, senza vergogna del proprio corpo, delle proprie idee, senza che la diversità di cui era portatrice fosse a lei imputabile come difetto, come colpa, come mancanza, come marchio.

C'è stato un tempo in cui la maternità era una scelta libera e consapevole, in cui l'amore era una scelta libera e consapevole e la condivisione tra donne era consueta, non c'erano rivalià per occupare il posto di nicchia lasciato dal maschio.

Un tempo lontano che non appartiene però all'Età dell'Oro ma è archeologicamente quantificabile, un tempo che è stato drasticamente spazzato via 2800 anni circa prima di Cristo, con l'avvento dei proto - indoeuropei, questa popolazione nomade dedita al culto di Dei maschi e celesti, del cavallo e dell'uso delle armi, di provenienza russa.
 

La fiorente civiltà dell'Antica Europa, dove l'agricoltura e il linguaggio, l'architettura e la pacifica coesistenza erano altamente sviluppati, dove non c'erano mura nè armi, nè sottomissione nè violenza, dove uomo e donna erano alla pari e il mondo fluiva dolcemente secondo Natura attraverso il ciclo di nascita - crescita - morte e rigenerazione così sapientemente collegati alla femminilità e al femminino, fu annientata. Non distrutta. Le sue tracce sono annidate ancora nei nostri ricordi ancestrali, nei racconti e nei miti, nelle fiabe, per quanto tutto sia stato appannato e distorto dalla successiva colonizzazione e sovrascrittura delle religioni patriarcali, con le quali il nostro mondo viene ancora giustificato nelle sue distorsioni, nelle sue efferratezze, nei suoi limiti ormai sempre più evidenti e autodistruttivi.

Che le donne siano ancora giudicate in base a un racconto mitologico di 5000 anni fa dovrebbe apparirci ridicolo, non accettabile. Invece siamo tutte eredi e figlie di quella mitica antenata, Eva, la madre dei viventi, ultima rappresentante di un mondo in cui la capacità di amore, di creazione, di accoglienza e di distruzione della donna non erano temute, ma rispettate, venerate.

A voi piace un mondo così? Non è ora di cambiarlo? E senza le modalità maschili di odio, sopraffazione e violenza, ma con la forza, la determinazione, l'intelligenza e la potenza proprie delle donne.

Una società gilanica è la sola risposta corretta e coerente a questo mondo.